Ecco il manifesto del Direttore Professor Alessandro Ceci.
"Accade a Pomezia che un Consorzio per l’Università per più di 6 anni paghi un’altra università per aver zero studenti e zero manifestazioni. Come se il proprietario di un negozio pagasse il proprio affittuario per favorire il suo commercio. E accade che negli ultimi 2 anni la situazione si sia totalmente invertita: il Consorzio diventa sede di istituti e istituzioni nazionali e internazionali, si svolgono una serie di altissime attività seminariali che coinvolgono ambasciatori, parlamentari, professori universitari, cittadini e studenti, si organizzano 3 summer schools con UNICRI e Amnesty International, 4 Master, un Festival Internazionale sui Diritti Umani, un Simposio Mondiale sulla Leadership Sociale,con una attività scientifica ed editoriale di primissimo livello e molto accreditata, che portano a conoscenza il brand universitario di Pomezia a tutti i livelli e perfino degli utili di Bilancio. Accade che finalmente si inaugura una Università con propri inscritti, di Pomezia a Pomezia. Ciascuno può verificare i fatti sul Report delle attività 2010-2011 e sul sito www.unipomezia.eu (sebbene ancora incompleto).
Ma tutto questo è fuori controllo dei politici locali e deve essere eliminato.
E allora accade che vengono nominati nuovi amministratori che in 15 giorni sospendono tutte le manifestazioni programmate e regolarmente approvate da CDA, tutti gli impegni presi e sottoscritti con le associazioni e gli organismi internazionali, sospende tutto il personale tecnico e qualificato (ricercatori, grafici, informatici, tutor, organizzatori di eventi e della attività didattica) lasciando al Consorzio soltanto il minimo indispensabile di personale al Desk, alla mensa, al bar, alle pulizie e alla manutenzione, stando bene attenti a selezionare in modo discrezionale tra le persone, riservando privilegi soltanto a coloro che non hanno sostenuto il sindaco De Fusco durante l’ultima consultazione elettorale. E accade che il direttore venga completamente esautorato dei poteri contrattualmente previsti, senza mai essere prima convocato, e messo nella totale impossibilità di assolvere al proprio diritto a lavorare.
Naturalmente contro tutto questo il direttore, che sarei io, si è opposto assieme a tutti coloro che hanno svolto un lavoro, spesso di volontariato, per il Campus degli studi e dell’Università di Pomezia, assieme ai professori universitari, alle associazioni e ai cittadini che si sono sentiti defraudati di un emblema del loro lavoro e dalla qualità culturale della loro vita. Ma incredibilmente accade che alcuni giornalisti locali, piuttosto che stare dalla parte dell’università contro chi vuole sostituirla con degli Asili Nido, gridino allo scandalo perché il direttore ha denunciato il Presidente per palese incompatibilità, da lui stesso riconosciuta con l’escamotage di trasferire alcune deleghe al vicedirettore. Cosa che poi non è nemmeno formalmente avvenuta e che dimostra la ormai noiosa moda nazionale per cui ai Presidenti non si può disobbedire e la norma vale per tutti ma quando tocca a loro si attua un trucchetto per evitarla. Evidentemente qualcuno a Pomezia è abituato a relazioni di vassallaggio, ma in una democrazia matura vale la legge che regolamenta i rapporti interni alle organizzazioni pubbliche e private.
La libera stampa dovrebbe stare dalla parte della legge e se uno è incompatibile alla gestione di un Ente, come dimostrano le stesse ripetute interviste, lo è. Tra l'altro non sono stato nemmeno io a presentare un esposto all'ordine degli avvocati di Velletri in merito alla incompatibiltà del Presidente; anche se lo condivido. Questa è un'altra studiata imprecisione.
Sarebbe opportuno in base alla normativa sulla stampa e dell'etica professionale sentire anche l'altra parte e non montare una campagna mediatica per nascondere la decisione di chiudere tutte le attività scientifiche, sospendere tutti i tecnici qualificati che hanno lavorato negli ultimi tre anni (e non da ieri....!!!) con il Consorzio e ridiscutere l'accordo con l'università. Tanta grancassa per permettere la occulta sostituzione di un consulente con un altro, di sostituzione (e non di innovazione!!!) di una cooperativa con un'altra (le nuove offerte sono state già protocollate agli uffici del Consorzio); tutto ciò per nascondere le operazioni di chiusura dell’Università a vantaggio di chissà quale speculazione.
Tutti quanti noi possiamo fare molto. Loro hanno il giornale e qualche consigliere comunale per combattere le nostre ragioni che viaggiano su face book e poveri sms, ma noi abbiamo la forza della conoscenza, la dura logica dei documenti, la chiarezza dei numeri, la passione della cultura e la capacità di agire.
So, infatti, che molti professori universitari nazionali e internazionali, molte associazioni che hanno in questi anni sostenuto lo sviluppo del Campus universitario di Pomezia a tutti i livelli istituzionali pubblici e privati, più un certo numero di agenzie stampa di livello nazionale e regionale, oltre ai molti cittadini di Pomezia hanno già sottoscritto una petizione popolare e si riuniranno il giorno 8 settembre in un'assemblea pubblica nella città di Pomezia.
Se sarò invitato, sarà quella la sede - oltre alle commissioni consiliari che vorranno avere informazioni - in cui presenterò il Report delle attività svolte e a tutt'ora sospese, l'elenco, la qualifica e i curricula di tutti i ricercatori che hanno lavorato indirettamente tramite Ce.A.S o direttamente all'Università (e se interessati in periodi di stage, in periodi di lavoro gratuito ed eventualmente le loro retribuzioni), i dati di un deficit che non c'è avendo il sindaco regolarmente approvato in assemblea il bilancio consuntivo, gli atti e i fatti che hanno tolto in modo discrezionale il diritto di lavorare contravvenendo ad ogni obbligo contrattuale con grave danno non solo per me, ma per tanti bravi lavoratori per il Consorzio dell'Università e per il Comune di Pomezia.
Io so la natura dell’incremento delle spese (che non è un deficit) del bilancio del Consorzio per l’Università di Pomezia e non risiede certo nella attività Universitaria o seminariale. Anche su questo c’è una certezza documentale che nessuno controlla. Ma sono state eliminate le attività seminariali e scientifiche e quelle spese non sono state eliminate, anzi, sono state mantenute. Tutto questo si può facilmente controllare, atti alla mano, e spero che un giorno qualche organo di controllo politico si impegni a richiedere spiegazione e documentazione.
Chiedo a tutti voi di sottoscrivere questo nostro impegno a salvare la cultura contro ogni altra speculazione e ad aiutarci in questo lavoro difficile ma non disperato.
La vita è una produzione di significati da trasmettere agli altri.
P.S. - Nella consapevolezza che questa nota informativa non verrà pubblicata o meno, o clamorosamente travisata, farò in modo che venga pubblicata anche su vari siti internet e prima di tutto sulle pagine Facebook dei cittadini che vogliono salvare l'università (Comitato Spontaneo per la Difesa dell'Università di Pomezia e Salviamo l' Università a Pomezia!!!!!!)"
Alessandro Ceci


